Quando il Cammino Diventa Incontro


“Ogni volta che qualcosa viene realmente donato, nasce una relazione: tra chi offre, chi riceve e ciò che, attraverso quell’incontro, può continuare a vivere.”

Il nostro viaggio attraverso l’antico linguaggio delle rune ci ha condotti fino a Kenaz, la fiaccola che illumina il cammino e ci permette di riconoscere con maggiore chiarezza ciò che l’esperienza sta cercando di mostrarci. Abbiamo attraversato un Tempo nel quale la luce ha assunto un significato particolare, proprio mentre la Natura ci accompagnava verso l’Equinozio e verso quella parte dell’anno in cui le giornate diventano progressivamente più brevi.

Ora il cammino compie un nuovo movimento.

Ciò che abbiamo riconosciuto e illuminato entra in relazione con ciò che esiste intorno a noi. L’esperienza personale incontra l’altro, ciò che abbiamo ricevuto può essere condiviso e quello che offriamo comincia a generare qualcosa che appartiene anche alla relazione.

È qui che incontriamo Gebo, la settima runa dell’antico Futhark, il cui nome è legato al dono e allo scambio.

Con Gebo il viaggio sembra ricordarci che nessun cammino si compie interamente da soli. Viviamo dentro una rete continua di relazioni attraverso cui riceviamo, offriamo, trasformiamo e restituiamo. Ogni incontro modifica in qualche misura ciò che eravamo prima di viverlo e può diventare il luogo nel quale qualcosa di nuovo prende forma.


Periodo

29 settembre – 13 ottobre

Il Tempo di Gebo si apre immediatamente dopo la soglia dell’Equinozio d’Autunno, quando nell’emisfero settentrionale siamo entrati nella metà dell’anno in cui l’oscurità occupa progressivamente uno spazio maggiore all’interno del ciclo quotidiano.

La Natura attraversa ora una fase profondamente legata al raccolto. Molti frutti hanno raggiunto la maturazione, i semi vengono liberati e ciò che durante la primavera e l’estate è cresciuto attraverso luce, acqua, nutrimento e tempo diventa disponibile per nuove forme di vita.

Osservando questo momento dell’anno possiamo accorgerci di quanto ogni raccolto sia, in realtà, il risultato di una relazione.

Dietro un frutto esistono il terreno che ha nutrito le radici, l’acqua che ha attraversato la terra, la luce che ha sostenuto la crescita, gli insetti che hanno partecipato all’impollinazione, l’aria, il clima e tutti quei processi visibili e invisibili che hanno contribuito alla sua maturazione.

Il frutto rende visibile ciò che una rete di relazioni ha costruito nel tempo.

Ed è proprio in questa fase dell’anno che il calendario runico che stiamo seguendo ci conduce verso Gebo, il dono.


Parola chiave

Reciprocità

Il significato più immediato di Gebo è il dono, ma osservando più profondamente questa immagine possiamo incontrare una qualità ancora più ampia: la reciprocità.

Ogni dono crea infatti un movimento.

Qualcosa passa da una persona a un’altra, da una forma di vita a un’altra, da un momento del ciclo a quello successivo. Chi riceve entra in relazione con ciò che gli è stato affidato e può, a sua volta, trasformarlo, custodirlo oppure permettergli di continuare il proprio viaggio.

La reciprocità ci parla proprio di questo movimento circolare.

Possiamo ricevere un gesto di cura e trasformarlo nel modo in cui ci prendiamo cura di qualcun altro. Possiamo ricevere una conoscenza e farla vivere attraverso ciò che creiamo. Possiamo raccogliere un frutto, nutrirci e restituire alla terra ciò che potrà partecipare a un nuovo ciclo.

Ciò che riceviamo continua a vivere attraverso il modo in cui scegliamo di portarlo nel mondo.

Gebo ci invita così a osservare la relazione tra ricevere, trasformare e offrire, riconoscendo in questo movimento una delle forme attraverso cui la vita continua a generare vita.


Il simbolo originario

Il nome della runa Gebo è collegato nelle antiche lingue germaniche al significato di dono. Nelle società germaniche il dono possedeva anche un’importante dimensione relazionale: offrire, ricevere e ricambiare contribuivano alla costruzione dei legami tra persone e comunità.

Il dono, quindi, poteva essere molto più di un oggetto che cambiava proprietario. Poteva rappresentare riconoscimento, alleanza, appartenenza e relazione.

Anche la forma grafica di Gebo, ᚷ, offre alla nostra lettura contemporanea un’immagine particolarmente evocativa. Possiamo osservare le sue due linee come due direzioni che si incontrano e si attraversano, mantenendo ciascuna il proprio percorso e creando, proprio nel punto dell’incontro, un centro condiviso.

È una lettura simbolica che possiamo portare nel nostro cammino con il Tempo Naturale: due individualità che si incontrano e, attraverso la relazione, generano uno spazio che prima non esisteva.

Forse ogni incontro autentico possiede questa qualità. Arriviamo portando la nostra storia, le nostre esperienze e ciò che siamo diventati lungo il cammino; incontriamo qualcuno o qualcosa che porta una storia differente e da quel contatto nasce una possibilità nuova, che appartiene alla relazione stessa.


La qualità del Tempo

Gebo ci accompagna in un Tempo nel quale possiamo osservare più consapevolmente ciò che circola nella nostra vita.

Ogni giorno riceviamo moltissimo: tempo, attenzione, conoscenze, gesti, nutrimento, esperienze, parole, possibilità. Allo stesso modo, attraverso la nostra presenza partecipiamo continuamente alla vita degli altri e dell’ambiente che ci circonda.

La reciprocità ci permette di riconoscere questo scambio e di comprendere che ricevere e offrire appartengono allo stesso movimento.

Esistono periodi nei quali la vita ci invita soprattutto ad accogliere, lasciando che qualcosa ci nutra e possa maturare dentro di noi. Arrivano poi momenti nei quali ciò che abbiamo ricevuto è pronto per assumere una nuova forma e tornare nel mondo attraverso un gesto, una scelta, una creazione, una parola o una presenza.

Il raccolto autunnale racconta magnificamente questo passaggio.

Per mesi la pianta ha ricevuto dalla terra e dal cielo tutto ciò che le permetteva di crescere. Quando arriva il momento della maturazione, ciò che è stato ricevuto diventa frutto e quel frutto entra nuovamente nella rete della vita.

In Natura il dono raramente conclude un processo: molto spesso ne apre un altro.

Forse Gebo ci invita proprio a riconoscere questa circolarità anche nella nostra esperienza, osservando ciò che abbiamo ricevuto lungo il cammino e chiedendoci quale nuova forma potrebbe assumere attraverso di noi.


La Natura ce lo racconta così

L’autunno rende particolarmente visibile il principio della reciprocità.

Un albero produce un frutto che può diventare nutrimento per un animale; l’animale, spostandosi, può trasportarne i semi e contribuire alla loro dispersione. Le foglie che iniziano a cadere ritornano progressivamente al terreno, dove la materia organica viene trasformata attraverso l’azione di funghi, microrganismi e piccoli organismi del suolo, contribuendo alla fertilità da cui nasceranno nuovi cicli.

Ogni passaggio alimenta qualcosa.

Ciò che per una forma di vita rappresenta una conclusione può diventare l’inizio di un altro processo, e ciò che viene restituito alla terra entra in trasformazioni che continueranno molto oltre ciò che possiamo osservare in un singolo momento.

La Natura ci mostra così una rete nella quale la vita circola continuamente.

Anche il frutto che raccogliamo in questo periodo custodisce questa storia: è il risultato di una lunga sequenza di scambi e, contemporaneamente, porta dentro di sé semi capaci di proseguire il ciclo.

Forse è proprio osservando questi processi che possiamo comprendere Gebo in modo più profondo. Il dono diventa un passaggio attraverso cui qualcosa continua a vivere.


Camminare con questa qualità del Tempo

Vivere consapevolmente il Tempo di Gebo può significare rivolgere lo sguardo a ciò che abbiamo ricevuto lungo il nostro cammino e riconoscere quanto di ciò che siamo oggi sia nato anche attraverso gli incontri.

Possiamo pensare alle persone che ci hanno trasmesso qualcosa, alle esperienze che hanno modificato il nostro modo di vedere, alle conoscenze che abbiamo incontrato, alle occasioni che hanno aperto una strada e a tutti quei piccoli gesti che, entrando nella nostra vita, hanno continuato a trasformarsi dentro di noi.

Allo stesso tempo possiamo osservare ciò che oggi siamo pronti a mettere in circolo.

Forse abbiamo maturato una conoscenza che può essere condivisa, una presenza che può sostenere qualcuno, una capacità che desidera trovare una forma, oppure semplicemente un gesto di gratitudine attraverso cui riconoscere ciò che abbiamo ricevuto.

Gebo ci accompagna così verso una forma di consapevolezza relazionale: ciò che custodiamo acquista nuovi significati quando entra in relazione con il mondo.

Possiamo allora portare con noi una domanda durante questo passaggio:

Che cosa abbiamo ricevuto lungo il nostro cammino che oggi sentiamo pronto per essere rimesso in circolo?

Forse proprio da questa domanda possiamo iniziare a vedere il dono in modo diverso, riconoscendo che offrire qualcosa di autentico significa permettere alla vita che ci ha raggiunti di continuare il proprio viaggio attraverso di noi.


Uno sguardo sul cammino

Dopo Gebo incontreremo Wunjo, la runa tradizionalmente associata alla gioia, al benessere e all’armonia, e anche questa successione sembra raccontare un passaggio profondamente umano.

Quando lo scambio trova equilibrio e la relazione permette a ciascuno di partecipare portando ciò che è, può emergere una qualità nuova: la gioia di sentirsi parte di qualcosa.

Il cammino iniziato con Fehu continua così ad allargarsi. Abbiamo ricevuto una possibilità, le abbiamo dato forza con Uruz, abbiamo attraversato la soglia di Thurisaz, trovato una voce attraverso Ansuz, riconosciuto una direzione con Raido e acceso la luce di Kenaz. Con Gebo ciò che abbiamo maturato incontra finalmente l’altro e comincia a circolare.

Forse è proprio questo uno dei passaggi più importanti di ogni cammino: comprendere che ciò che coltiviamo dentro di noi può diventare parte di qualcosa di più grande quando trova una forma attraverso cui essere condiviso.

E mentre la Natura entra sempre più profondamente nell’autunno, il Tempo sembra ricordarci che ogni raccolto porta con sé una domanda: che cosa faremo con ciò che abbiamo ricevuto?

Da quella risposta inizierà il prossimo passo.


Queste ricerche nascono dall’osservazione 
del Tempo Naturale, quel ritmo vivo che 
attraversa sia noi che la Natura.

Nel libro “I Codici del Tempo Naturale”
questo linguaggio prende forma,
per essere riconosciuto, 

compreso e vissuto nel quotidiano.

Per camminare insieme nel Tempo Naturale
c’è il Canale Telegram del Movimento dell’Essere Naturale
dove ogni giorno pubblico la qualità del Tempo diversi
approfondimenti.


Buon Cammino con il Tempo Naturale
Barbara


Informazioni su Barbara

La cura per tutti i mali e i torti, le ansie, le sofferenze e i crimini dell'umanità sta in una sola parola: "amore". È la divina vitalità che produce e nutre la vita. A ciascuno e a tutti noi da il potere di fare miracoli se lo vogliamo. Lydia Ch

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