Quando la materia ricorda la luce da cui proviene
La festa dell’Ascensione, nella tradizione cristiana, celebra il momento in cui Gesù Cristo
ascende al cielo quaranta giorni dopo la resurrezione.
Negli Atti degli Apostoli viene raccontata come il momento in cui la presenza fisica del Cristo lascia la terra
per diventare presenza invisibile, viva e spirituale.
Ma forse questa immagine custodisce un significato ancora più profondo.
Forse l’Ascensione
non parla soltanto di un uomo che sale al cielo.
Forse parla di qualcosa che può accadere anche dentro di noi.
Dalla materia allo spirito
L’Ascensione porta con sé un movimento molto preciso:
- dal visibile all’invisibile
- dalla forma alla coscienza
- dal vedere con gli occhi
- al riconoscere con il cuore
È come se, dopo essere passata attraverso la materia,
la vita iniziasse a ricordare la propria origine luminosa.
Ciò che è stato vissuto nella materia
può diventare coscienza.
Per questo molte tradizioni simboliche interpretano il “salire al cielo”
non come uno spostamento fisico,
ma come un’elevazione dello stato dell’essere.
Il simbolismo del numero 40
Anche il numero quaranta ritorna continuamente nei grandi passaggi simbolici:
- 40 giorni nel deserto
- 40 giorni del diluvio
- 40 giorni tra Pasqua e Ascensione
Il quaranta rappresenta spesso un tempo di trasformazione.
Un ciclo completo.
Un tempo necessario affinché qualcosa maturi,
cambi forma,
e possa rinascere a un livello diverso.
Non è immediato.
Ogni trasformazione autentica
ha bisogno di tempo.
La natura sta facendo la stessa cosa
Se osserviamo il momento dell’anno in cui cade l’Ascensione,
vediamo qualcosa di straordinario.
Siamo nel cuore della primavera avanzata.
La vita è esplosa.
La linfa è salita.
Gli alberi si sono aperti verso il cielo.
In questo periodo dell’anno esiste un movimento verticale molto forte.
La terra sembra elevarsi verso la luce.
I fiori si aprono.
Gli steli crescono verso l’alto.
La natura cerca il cielo.
Ed è impossibile non vedere
quanto questa immagine assomigli al simbolismo dell’Ascensione.
Il velo tra visibile e invisibile
Molte immagini tradizionali dell’Ascensione mostrano:
le nuvole → il velo tra visibile e invisibile
la luce → la coscienza divina
la montagna → l’elevazione interiore
il cielo → l’apertura spirituale
Non sono soltanto simboli religiosi.
Sono immagini archetipiche,
presenti ovunque nella natura e nell’esperienza umana.
Perché ogni essere vivente, a un certo punto,
sente il desiderio di elevarsi oltre ciò che lo limita.
Restare sulla terra senza dimenticare il cielo
L’Ascensione non invita a lasciare la vita materiale.
Invita a viverla in modo diverso.
A ricordare che siamo incarnati nella materia,
ma attraversati anche da qualcosa di più grande.
È il tempo in cui possiamo chiederci:
- Cosa dentro di noi sta cercando di elevarsi?
- Quale parte della nostra vita desidera una visione più ampia?
- Dove possiamo lasciare che la coscienza salga oltre vecchi pesi?
Il Tempo dell’Ascensione
Nel linguaggio simbolico del Tempo Naturale,
l’Ascensione può essere vista così:
il tempo in cui la materia ricorda la luce da cui proviene.
Un momento in cui cielo e terra
si incontrano dentro di noi.
E forse la vera elevazione
non consiste nel lasciare il mondo,
ma nel portare più luce
dentro il modo in cui lo viviamo.
Queste parole nascono dall’osservazione
del Tempo Naturale, quel ritmo vivo che attraversa
la Natura e anche noi.
Nel libro “I Codici del Tempo Naturale”
questo linguaggio prende forma,
per essere riconosciuto,
compreso e vissuto nel quotidiano.
Buon Cammino
con il Tempo Naturale.
Barbara

